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09/09/2007
Alex Zanardi e Chiesa Corse

Ciao Ragazzi!
Bello il kart, eh?!
Devo dire che Dino, Otello, Daniela e tutti
i ragazzi della Chiesa Corse stanno facendo proprio un bel lavoro e,
oltre che lieto, sono onorato dell’associazione con loro.
Detto questo però, è lecito che Vi chiediate: “ok, ma come siete finiti assieme?”
Per rispondere alla domanda devo fare un tuffo nel passato, scavare con
nostalgia nella memoria di una carriera che purtroppo ho ormai più alle
spalle che davanti a me. Devo tornare a quel tempo in cui per avere
informazioni sul kart, non ci si poteva semplicemente collegare ad un
sito come si fa oggi. Ricordo che in quegli anni, le uniche notizie che
si potevano avere, erano quelle riportate da “Autosprint” ed io passavo
pomeriggi interi a rileggere le stesse classifiche fantasticando sul
mio futuro. Ricordo anche un giorno intero passato a camminare dentro e
fuori i padiglioni della fiera di Bologna, in occasione del Motorshow,
alla ricerca di un kart che un amico mi aveva detto di aver visto da
qualche parte; che emozione quando lo trovai! Mi “lustrai” gli occhi
fino all’orario di chiusura della fiera, immaginandomi al volante di
quel piccolo bolide mentre correvo incontro ai miei sogni.
Poi, un giorno, mio Padre mi propose l’acquisto del kart come alternativa al motorino e il sogno divenne realtà.
Dopo un primo periodo di apprendistato passato a consumare l’asfalto
del circuito di Vado in provincia di Bologna (che oggi è stato chiuso e
ricostruito dallo stesso gruppo di appassionati poco più in su, a
Rioveggio), a me ed al gruppo di amici che formavano il team “Sfighè”,
il nome con il quale, ironicamente, ci eravamo auto-battezzati, venne
il desiderio di provare nuove avventure.
Sempre grazie ad Autosprint, scoprimmo che in quel fine settimana, sul
circuito di Jesolo, si sarebbe svolta una gara nazionale.
Decidemmo che i tempi erano maturi per un tentativo “fuori casa” e mio
Padre, Team-manager, unico meccanico, autista, cronometrista,
consigliere, ecc., del team improvvisato, decise che si poteva fare.
Il gruppo di disperati che eravamo, si presentò spavaldo in pista con
quattro kart agganciati ad un carrello che un tempo era servito a
trasportare un bel gommone, il quale ormai, era in garage a prendere
polvere assieme a tutte le canne da pesca e alla vecchia passione di
mio Padre.
Iniziammo a girare, la pista era bellissima e anche se i “locali”
inizialmente ce le davano sulle orecchie, verso fine giornata i tempi
miei e dei miei compagni erano discretamente competitivi.
L’indomani, alla punzonatura, ricordo i nostri sguardi perplessi quando
il commissario tecnico ci chiese del motore di scorta: “Perché, si può
avere un motore di scorta?” chiesi io al tecnico suscitando l’ilarità
di chi ci seguiva in coda alla punzonatura.
Un simpatico signore, mi apostrofò con riguardo e compassione affermando: “Eeeh, sai, alle volte potrebbe servire.”
Sembrava essere il preparatore del gruppo di ragazzi in fila dietro di
noi, che dovevano aver trovato la scenetta divertente, perché ridevano
scambiandosi battute tra loro, tanto che lo stesso signore, sedò la
loro ilarità intimando: “Tosi dai, basta! Ocìo che poi, ride bene chi
ride ultimo eeh!”
La cosa finì così, ma un paio d’ore più tardi, nelle ultime prove
libere prima delle qualifiche, grippai il mio unico motore. Proprio
mentre guardavo sconsolato il mio piccolo bolide ormai inservibile, mi
si avvicinò quello stesso Signore che avevo incontrato poco prima alla
punzonatura.
“Hai rotto eeh?! Te l’avevo detto che il motore di scorta può servire!”, poi rivolgendosi a mio Padre disse: “comunque se vuole ci diamo
un’occhiata! Il bambino va forte, è un peccato non fargli fare la
gara.”
Mio Padre gli allungò la mano speranzoso e questi si presentò: “Piacere, Otello! Otello Chiesa.”
Con mio Padre non era affatto difficile fare amicizia, anzi, era una di
quelle persone che bastava incontrare una volta per ricordarle a lungo
e con Otello iniziarono a lavorare su quanto rimasto del mio motore tra
battute, colpi di lima, di carta vetrata e brindisi ad ogni sorso di
“Pignoletto”, un vino tipicamente emiliano di cui mio Padre aveva
sempre una buona scorta al seguito.
Il mio motore riprese vita e grazie a questo io vinsi la mia prima gara
nazionale. La sera, raggiante di gioia, mi godevo la gloria ascoltando
i discorsi degli adulti che, come al solito, mio Padre era capace di
radunare attorno alla nostra tenda grazie al suo carisma e alle
bottiglie di Pignoletto, al che, alzando il bicchiere, Otello Chiesa
prese la parola per proporre un brindisi: “Zanardi, a tuo figlio che
g’ha vinto la gara e a mì, che son così “mona” che a g’ho sistemà el
motor, per farlo star davanti proprio a mio figlio Dino!”
Tutti risero, rivolgendo lo sguardo verso uno di quei ragazzi del
gruppo che il padre Otello seguiva che se ne stava lì, in silenzio, con
un sorrisetto di circostanza ad ascoltare il Padre che terminò dicendo: "comunque secondo me Dino ha un futuro come preparatore, perché ha più
passione per la tecnica che per la guida!”
Negli anni che vennero, mi capitò di incontrare ancora Dino sui campi
di gara, anche se poi, lui appese il casco al chiodo per dedicarsi
all’attività che il Padre aveva pronosticato per lui.
Ma il destino è strano e nel nostro, evidentemente, era già fissato un appuntamento per il Dicembre del 1988.
Io in quell’anno avevo debuttato, con poco successo per la verità, nel
Campionato Italiano di Formula 3, ma avevo accettato l’invito del Sig.
Mantese della Vega, per ritornare a gareggiare nel kart, rappresentando
ancora una volta l’azienda che tanto mi aveva aiutato ad emergere e che
per l’imminente G.P. di Hong Kong., si trovava a corto di piloti di
valore.
Se Sergio Mantese era stato l’artefice del mio ritorno alla guida di un
kart, Giancarlo Tinini della CRG e gli amici della IAME ne furono gli
esecutori, visto che si offrirono di fornirmi rispettivamente telai e
motori per partecipare al suddetto evento.
All’epoca, Dino Chiesa era uno di quei ragazzi di valore che,
nell’orbita della CRG, si stava formando per assistere i piloti di
punta della squadra corse, ma giovane com’era, non aveva ancora avuto
un pilota tutto suo da seguire, era sempre stato soltanto l’utile
“spalla” di un meccanico più esperto.
Anche in quella circostanza, il suo ruolo sarebbe stato di offrire la
necessaria “manovalanza” all’intuito creativo del mio tecnico di turno.
Per l’occasione poi, il tecnico da affiancare altro non era che
Giancarlo Tinini, visto che il proprietario della Casa per cui io avevo
corso per tanti anni, aveva deciso, forse in ricordo dei bei tempi, di
dimettere i panni del Padrone per un fine settimana e calarsi di nuovo
nella veste di tecnico in pista.
Purtroppo per il simpatico Tinini, il suo piano dovette essere rivisto
perché dal ristorante, alla prima sera in Oriente, oltre che una serie
di specialità Cinesi dall’aspetto assolutamente dubbio, il povero
Giancarlo portò con sé anche una bruttissima intossicazione alimentare,
che lo relegò per i tre giorni successivi ad una degenza forzata in
hotel a far la spola tra il letto ed il bagno.
A quel punto forse Dino, trovandosi solo, ebbe un piccolo momento di
incertezza, ma poi dopo aver metabolizzato il senso di responsabilità
che la cosa implicava, si buttò con impegno e convinzione nel suo nuovo
ruolo, accettando la sfida con impegno e convinzione.
Svolse il compito in modo impeccabile e il mezzo che ebbi la fortuna di
portare alla vittoria della gara, oltre a dare a Dino Chiesa e al
sottoscritto una grande soddisfazione, mise il primo mattone per
costruire una reputazione oggi condivisa da tutti gli addetti ai lavori.
Comunque ci divertimmo un mondo creando i presupposti di una amicizia
che ci ha portato poi a voler vivere assieme nuove avventure come
quest’ultima, fantastica, del telaio Zanardi.
Quanti anni sono passati ormai!
Eppure ancora oggi la passione è la stessa. Ancora oggi, ogni volta che
alzo il telefono, spesso ad orari assurdi, a volte in momenti in cui le
persone normali sono a casa, trovo sempre la voce confortante di
Daniela, da sempre vera anima dell’azienda, capace di rendere efficaci
gli sforzi che la passione unica della famiglia Chiesa mette in campo
da tanti anni, ma che a volte, senza la sua capacità di focalizzare
obiettivi concreti, sarebbero come un potentissimo motore senza
trasmissione, rumoroso ma incapace di muoversi.
Detto questo Amici, so bene che dietro ogni prodotto, ogni aggeggio,
meccanismo o opera che sia realizzata dall’uomo, c’è sempre una piccola
storia di passione, di relazioni umane, oltre che del lavoro di
concetto.
Bèh, questa, in due parole è quella che mi lega agli amici che Vi
costruiscono questi bellissimi telai, è una piccola testimonianza di
una passione condivisa, dell’amore che assieme nutriamo per questo
sport e che la Chiesa Corse mette nel realizzare i propri prodotti.
Poi sicuramente tutti saranno bravi, tutti avranno la loro storia, ma
di Zanardi kart ce n’è uno solo ed io sono orgoglioso che a farlo siano
i miei amici della Chiesa Corse!
A tutti Voi, “in bocca al lupo!”
